Quando iniziare a preoccuparsi

Il governo francese annuncia che non cambierà le sue decisioni in campo economico dopo gli scioperi generali che non hanno paralizzato il paese, nonostante l’ampiezza delle manifestazioni. Quello italiano non si è preoccupato molto delle agitazioni proclamate dalla Cgil. I governi, però, sbaglierebbero a considerare che queste condizioni attuali manterranno anche in futuro tranquillo lo scenario.
9 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 04:46
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Il governo francese annuncia che non cambierà le sue decisioni in campo economico dopo gli scioperi generali che non hanno paralizzato il paese, nonostante l’ampiezza delle manifestazioni. Quello italiano non si è preoccupato molto delle agitazioni proclamate dalla Cgil. Negli altri paesi europei, a parte la Grecia che ha vissuto una fiammata anarcoide nei mesi scorsi, non si vedono i segni di una protesta generalizzata dei lavoratori come reazione alla crisi. In effetti le agitazioni appaiono intempestive: in questa fase il crollo dell’inflazione, la riduzione del prezzo del petrolio e dei mutui hanno contribuito a preservare e in qualche caso ad aumentare il potere di acquisto, mentre gli ammortizzatori sociali attenuano gli effetti della sottoccupazione. Inoltre la preoccupazione per il posto di lavoro minacciato dalla crisi non spinge a scioperare, assieme alla consapevolezza che l’astensione dal lavoro non fa grandi danni ad aziende che stanno impiegando a piene mani la cassa integrazione.
I governi, però, sbaglierebbero a considerare che queste condizioni attuali manterranno anche in futuro tranquillo lo scenario sociale. Paradossalmente, il momento di difficoltà più acuta si presenterà quando ci saranno i primi sintomi di ripresa. Appena la domanda comincerà a rafforzarsi, i prezzi aumenteranno, probabilmente in modo assai accentuato, perché negozianti e imprese, costretti oggi a vendere quasi sottocosto, avranno fretta di recuperare margini di profitto. La ripresa dell’occupazione, invece, sarà assai più lenta, anche per le misure di innovazione tecnologica e di razionalizzazione che le imprese avranno adottato per reagire alle difficoltà della crisi. Inoltre è possibile che alcuni ammortizzatori sociali abbiano superato le loro scadenze, lasciando scoperto il reddito di una quota della forza lavoro.
Naturalmente questi fenomeni si presenteranno in tempi e modi differenziati nei diversi paesi e nei diversi settori, ma sarebbe prudente prepararsi ad affrontarli, anche attraverso un confronto preventivo con le rappresentanze sociali. Un’improvvisa, ma non imprevedibile, fiammata inflazionistica nella prima fase di ripresa potrebbe essere il detonatore di un’estesa protesta sociale, che sarebbe radicata, a differenza di quelle attuali che hanno motivazioni prevalentemente politiche, nella situazione reale dei lavoratori. Illudersi che le condizioni che non ci sono ora non ci saranno mai sarebbe pericoloso.